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Possiamo
immaginare i suoi più lontani abitanti, del paleolitico e poi
del neolitico, a caccia tra boschi e rupi, al riparo di grotte e
crepacci, tra Monte Saraceno e le “Grotte delle Fate”,
osservando intorno il mondo a 360 gradi. Poi giunsero i Sanniti,
fieri, bellicosi, maestri della lavorazione della pietra, che
scelsero la stessa cima del Saraceno per costruire con solidi
massi di pietra una delle loro inespugnabili fortezze. |

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Alte
muraglie un tempo, entro cui era possibile accedere tramite tre
porte. E poi, quando questa non bastò più, perché la
popolazione era cresciuta ed i pericoli anche, si costruì una
fortezza molto grande, attraversata da parte a parte da un
sentiero ancora oggi esistente, come esistono ancora tratti
delle mura e le porte. Furono qui, sicuri, in alto, e qui
rimasero, i Sanniti, anche quando il console romano Fulvio
Petino penetrò giù, nella valle, e riuscì a prendere persino
la capitale, Bojano, nel 305 A.C.; erano ancora qui alcuni anni
dopo, quando il console Papirio Cursore di nuovo penetrò nella
valle del Tammaro e distrusse un’altra fortezza, quella di
Sepino, nel 293 a.C. Fu poi l’abbandono; ai monti si
preferirono le valli, e forse la popolazione, lasciato il Monte
Saraceno, si stanziò meglio giù, verso Sepino, la città più
importante.
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